Nel mare di biopic teatrali che spesso levigano i grandi nomi fino a renderli “spendibili”, “Caravaggio – A Rebel Rock Musical” fa una scelta controcorrente: non addomestica Michelangelo Merisi, lo lascia esplodere. E non lo racconta come un semplice capitolo di storia dell’arte, ma come un corto circuito permanente tra genio e ferita, tra desiderio di luce e attrazione per l’abisso. Il risultato è un musical che non cerca la reverenza: cerca l’urgenza.
La cornice è quella della Roma papalina del Seicento, una città in cui la bellezza convive con la sorveglianza, la devozione con la convenienza, la protezione con il ricatto. In questo ecosistema di alleanze mobili e reputazioni “gestite”, Caravaggio diventa un problema politico prima ancora che estetico. Non perché scandalizza per sport, ma perché insiste su una cosa intollerabile: la verità del corpo. Nelle sue tele la santità non è un’idea astratta; ha sporco sotto le unghie, fame nello sguardo, stanchezza nelle ossa. Ed è esattamente quel gesto, mettere il sacro a contatto con la vita che qui viene rilanciato con un linguaggio sonoro coerente: il rock come forma di resistenza, come pressione emotiva, come spinta narrativa.

Il merito più interessante dello spettacolo sta proprio nell’uso della cifra rock non come “effetto” contemporaneo, ma come grammatica drammaturgica. La musica firmata da Sandro Cuccuini e Fabrizio Rizzolo, con direzione musicale di Tony De Gruttola e arrangiamenti condivisi con Daniel Bestonzo, promette un equilibrio delicato: energia incisiva e melodia, impatto e racconto. In altre parole: non un concerto travestito da musical, ma un musical che usa il suono per far emergere la frattura interna del protagonista e l’attrito continuo con il potere. La presenza della band dal vivo (chitarre, tastiere, basso, batteria) non è un dettaglio produttivo: è una dichiarazione identitaria.
Sul versante della messa in scena, Fulvio Crivello e Fabrizio Rizzolo firmano regia, libretto e liriche, portando in dote l’esperienza di un lavoro di lunga durata come Valjean. Qui la sfida è diversa: tenere insieme biografia, tensione politica e dimensione “mitica” la misteriosa fine, l’inquietudine, la fuga senza cadere nella cartolina. Il centro resta Caravaggio come corpo in conflitto: capace di attrarre protettori e nemici, di creare fedeltà e rancori, di passare dalla grazia alla rissa in un attimo.
A incarnarlo è Jacopo Siccardi, anche responsabile dei duelli scenici: una scelta che suggerisce un’attenzione netta alla fisicità, alla materia viva della scena. Attorno a lui, un cast che costruisce la rete di relazioni e di pressioni: Marianna Bonansone (Lena Antognetti), Fabrizio Rizzolo (Don Fernando), Giorgio Menicacci (Cardinale Del Monte), Susi Amerio (Costanza Colonna Sforza), Nicolas Franzin (Ranuccio Tomassoni) e gli altri interpreti. I movimenti coreografici sono affidati a Fabio Liberti, elemento cruciale in un racconto dove lo slancio non è mai solo interiore: è gesto, scontro, fuga, ritorno.

Il tema dichiarato è la ricerca della Luce: non quella “bella” da esposizione, ma quella che taglia, che rivela, che mette in difficoltà chi guarda. È un tema che, a teatro, può diventare potente se luci e scena non si limitano a citare il chiaroscuro caravaggesco, ma lo trasformano in azione: mostrare/nascondere come tensione continua, verità/propaganda come battaglia estetica e morale. È lì che il musical può diventare davvero contemporaneo, senza forzature: perché quel conflitto non è finito nel Seicento.
Dopo un 2025 accolto con favore da pubblico e critica, lo spettacolo torna nel 2026 con un tour fitto: Novi Ligure (19 febbraio), Alessandria (20 febbraio), Firenze (12 marzo), Fermo (17 marzo), Prato (18 marzo), Roma (19/20 marzo), Grosseto (21 marzo), Mestre (22 aprile), Verona (23 aprile), Villadossola (30 aprile). Un itinerario che sembra voler allargare il raggio, portando questo Caravaggio fuori dalla nicchia dell’evento “per appassionati” e dentro la sfida vera: reggere davanti a platee diverse, con una durata importante (120 minuti, due atti) e una promessa ambiziosa.
Perché alla fine è questo che “Caravaggio – A Rebel Rock Musical” mette sul tavolo: l’idea che il musical, quando funziona, non è solo intrattenimento. È un dispositivo emotivo che può permettersi una domanda scomoda: cosa succede quando un artista rifiuta le immagini comode, e costringe tutti (potere incluso) a guardare ciò che preferirebbero tenere al buio?

Biglietti e info tour sono disponibili attraverso i canali della produzione Golden Ticket Company e i profili ufficiali dello spettacolo.
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Sito Produzione – www.godenticketcompany.it